Mi è stato chiesto se non sono ancora stanco di ripetere sempre la stessa preghiera.
Per la verità, dico il rosario perché è la preghiera più semplice.
Quando prendo in mano la corona, non ho
bisogno di staccarmi immediatamente da quello che ho in mente, ma posso
continuare per un poco i miei pensieri, le mie preoccupazioni, i miei
stati d’animo. Cambia solo il sottofondo musicale che poco a poco
permea l’atmosfera, trasformandola.
Le Ave Maria e i misteri diventano
quella musica familiare e tranquilla che accompagna la mia storia del
momento. Ora è una persona che si affaccia alla mente ed ecco il
sottofondo che dice “prega per noi peccatori”. Ci sono sofferenze che
invocano aiuto ed ecco il conforto dei misteri del dolore. | Ora è una
situazione difficile e il sottofondo fa emergere la discesa dello
Spirito Santo che è forza dall’alto. Ora è l’assenza di ogni desiderio
ma la bocca dice “Venga il tuo regno”…
Non devo fare sforzi particolari, anche perché sovente prendo in mano la corona quando sono stanco. Ma è allora che lascio fluire la vita e
lascio che scivolino anche le dita sulla corona e lascio che la bocca
ripeta le stesse parole: è la maniera più semplice perché la vita si
incontri con il mistero di Dio e il mistero di Dio entri nella vita e
la vita entri sempre più dolcemente nel cuore di Dio.
La presenza di Maria è rassicurante: è
madre che accompagna il mio cammino e comprende le mie debolezze. Mi
sostiene persino nelle mie distrazioni perché nella loro navigazione
sentano di essere immerse nel rullio delle onde dello sconfinato oceano
della bontà di Dio, narrato dai vari misteri.
| Dico il rosario perché mi sento povero
e mi sento accolto nell’umile mondo della avventura umana di Gesù e di
Maria, fonte di ogni ricchezza, causa di ogni letizia per me e per il
mondo.
Dico il rosario, e più di uno, perché
la corona lega il mio tempo con l’eternità, senza grandi sforzi della
mente, senza dover fabbricare sublimi pensieri, ma con la dimensione
familiare con cui Maria ha vissuto nella sua vita lo stupore del divino
che si fa umano e l’umano che si fa divino.
Non potrei vivere senza questo
sottofondo musicale che accompagna i miei anni, nei loro momenti
gioiosi e dolorosi, gratificanti e deludenti, ma sempre verso l’esito
positivo della gloria dei figli di Dio.
Ed ecco la mia risposta: lasciati
cullare da questo sottofondo di tranquille invocazioni e “getta in Dio
il tuo affanno” e troverai la gioia della preghiera dove la vita si
incontra con la Vita, grazie a Colei che ci ha reso visibile e fratello
l’Autore della vita. |