Lo Spirito Santo
Il digiuno (2)
«Se digiuni due giorni, non ti
credere per questo migliore di chi non ha digiunato. Tu digiuni e magari
t'arrabbi; un altro mangia, ma forse pratica la dolcezza; tu sfoghi la
tensione della spirito e la fame dello stomaco altercando; lui, al
contrario, si nutre con moderazione e rende grazie a Dio.
Perciò Isaia
esclama ogni giorno: "Non è questo
il digiuno che io ho scelto, dice il Signore" (Is 58, 5),
e ancora: "Nei giorni di digiuno si
scoprono le vostre pretese; voi tormentate i dipendenti, digiunate fra
processi e litigi, e prendete a pugni il debole: che vi serve digiunare in
mio onore?" (Is 58, 3-4).
Che razza di digiuno vuoi che sia quello che lascia persistere immutata l'ira, non dico un'intera notte, ma un intero ciclo lunare e di più? Quando rifletti su te stessa, non fondare la tua gloria sulla caduta altrui, ma sul valore stesso della tua azione»
La vera grandezza
Il Papa e la Chiesa
La preghiera
Ministri indegni
Le si facciano dei caratteri alfabetici o di bosso o d’avorio, e glieli si indichino col loro nome rispettivo. Ci si diverta pure: anche il gioco, così, le serve per istruirsi.
Quando mette assieme le sillabe, le si dia un premio; anzi la si stimoli a farlo con quei regalucci che possono farle piacere alla sua età.
Se è
piuttosto lenta, non bisogna maltrattarla; le si deve stimolare la mente con
dei complimenti. Per le difficoltà superate deve essere contenta, e deve
sentir dolore quando non ci riesce.
Bisogna stare attenti, soprattutto, che non prenda in uggia lo studio, per evitare che l’amarezza, se la risente fin da bambina, le perduri poi anche dopo questi anni informi.
Il maestro deve essere raccomandabile per età, per condotta e per sapere. Non bisogna svalutare — come fossero di poco conto — quelle piccole cose senza le quali, però, non potrebbero esistere neanche le grandi.
Insomma, non impari alla sua tenera età cose che dovrebbe poi disimparare.
E difficile cancellare ciò di cui le menti ancora vergini si sono impregnate.
La balia, anche lei, non deve essere una che alza troppo il gomito, un’impudica e chiacchierona; la bambinaia che le sta accanto sia modesta, e il suo precettore sia una persona posata.
Carissimi
fratelli: ora che abbiamo rigettato le dottrine perverse e che abbiamo
scartato i trabocchetti dei passi della Scrittura che chiamano apocrifi,
ossia segreti («non ho parlato in segreto», dice invece il Signore), rinnovo ancora a più riprese l’invito di celebrare le feste della
passione del Signore.
Conformiamoci in
ogni circostanza alla sua bontà; emendiamoci degli errori facendo penitenza; preghiamo
per i nostri nemici ed eleviamo suppliche per coloro che parlano male di noi,
seguendo l’esempio di Mosè che con le sue preghiere cancellò la colpa della
sorella che sparlava di lui. Laviamo le macchie dei nostri peccati con l’olio
dell’elemosina.
Quando succede che
ci viene affidato un potere giudiziale, ed è affidato a noi il processo di
nostri fratelli in lite tra di loro, non lasciamoci influenzare dalle
persone, ma dai fatti in se stessi.
Qualcuno sta
andando in rovina o si trova sotto prova? Anche noi mettiamoci sul suo stesso
piano, spinti dall’affetto.
Le leggi siano
regolate dalla verità. La nostra carità sia incline alla misericordia, non
insultando chi pecca, ma avendo compassione, perché è facile scivolare nei
vizi, e la fragilità della natura umana deve far temere a ciascuno quanto
scorge in un altro.
Ma al
di sopra di tutto questo, con l’anima piena di timore, conserviamo la pietà
verso Dio, che rappresenta il culmine e la corona delle virtù; esecriamo il
politeismo, e professiamo l’unica e indivisa natura del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo, nella quale siamo stati battezzati ed abbiamo ricevuto
la vita eterna. E se la clemenza di Dio ce lo concederà, meriteremo di
celebrare la Pasqua del Signore con gli angeli.
da "Contro Elvidio. La perenne verginità di Maria, 19"
Maria e Giuseppe
Come non neghiamo le cose che sono state scritte, cosi rifiutiamo quelle che non sono state scritte.
Crediamo
che Dio sia nato da una vergine poiché l’abbiamo letto; non crediamo che
Maria abbia contratto nozze dopo il parto, perchè non l’abbiamo letto.
Certo
non diciamo questo per condannare le nozze, poiché la verginità stessa è
frutto di nozze, ma perché non ci sia possibile fare considerazioni fuor di
proposito riguardo a uomini santi.
Giacché,
guardando alla possibilità in sé, potremmo affermare che Giuseppe abbia avuto
più spose, dal momento che ne ebbero più di una Abramo e Giacobbe, e che da
tali spose siano nati i fratelli del Signore, il che molti si immaginano con
temerarietà non tanto pia quanto audace.
Tu
dici che Maria non rimase vergine; quanto a me, sostengo per di più che
Giuseppe stesso fu vergine per mezzo di Maria, così che da nozze verginali
nacque un Figlio vergine.
Giacché, se la fornicazione è fuor di luogo in un uomo santo, e non sta scritto che egli abbia avuto un’altra sposa, egli fu allora piuttosto custode che marito di Maria, che si riteneva avesse in sposa: e altro non resta che rimanesse vergine con Maria colui che meritò di essere chiamato padre del Signore.
Vocazione (1)
Poco più avanti vide Giacomo di Zebedeo e suo fratello Giovanni che se ne stavano sulla barca a riparare le reti. Subito li chiamò, ed essi, lasciato il padre Zebedeo con gli aiutanti sulla barca, lo seguirono.
Qualcuno potrebbe dire:
Ma è una fede pazzesca questa.
Avevano
assistito a qualche fatto straordinario? Quale maestosità avevano visto
in lui da seguirlo subito appena chiamati?
Qui,
sicuramente, ci viene dato da capire che anche gli occhi di Gesù e il suo
volto spiravano un alcunché di divino, tale da convertire facilmente chi
buttava lo sguardo su di lui. Non si spiega altrimenti perché l’abbiano
seguito solo perché Gesù ha detto loro «seguitemi».
La
realtà è questa, che se l’avessero seguito senza una
ragione plausibile, più che di fede bisognerebbe parlare di temerarietà.
Facciamo
il caso che io me ne stia tranquillamente seduto, e un passante qualunque
mi dica: vieni e seguimi, e io gli vado dietro, si può forse parlare di
fede?
Cosa
voglio dire, insomma? Che la parola del Signore è di per se stessa
operativa: qualunque cosa dicesse, si effettuava.
Se
è vero infatti che «ciò che lui ha detto si è subito realizzato, gli
è bastato comandare per creare» (Sal 148, 5): qui è sicuramente
successa la stessa cosa: lui li ha chiamati, e di conseguenza essi l’hanno
seguito.
dalla Lettera 118
Vocazione (2)
Non vorrei che al Signore offrissi solo le cose che un ladro può rubarti, che un nemico ti può saccheggiare o che puoi perdere con un esilio.
Queste cose vanno e vengono; sono come delle ondate, come dei flutti: se ne impossessano successivamente padroni sempre diversi. Insomma - per esprimermi con una sola frase comprensiva di tutto - sono cose, quelle, che, voglia o non voglia, quando muori te le lasci dietro.
Offrigli invece ciò che nessun nemico ti può portar via e che nessun tiranno ti può strappare, ciò che potrà seguirti agl’inferi o piuttosto nel regno dei cieli, nella gioia del paradiso.
dalle Omelie per il giorno di Pasqua
La Pasqua
«Questo
è il giorno che ha fatto il Signore: esultiamo e rallegriamoci».
Allo stesso modo che Maria, vergine e madre del Signore, tiene il primo
posto fra tutte le donne, così a confronto con gli altri giorni questo è
madre di tutti gli altri.
Quello
sbarramento del paradiso, difeso dalla spada infuocata, che finora nessuno
aveva potuto aprire è stato oggi sfondato da Cristo col ladrone e quelle
porte una volta aperte non si chiuderanno mai più ai credenti.
Dal
momento della passione del Signore fino ad oggi quella porta è sempre
chiusa e nello stesso tempo aperta: chiusa per i peccatori e i non
credenti, aperta per i giusti e i credenti.
Vi
è passato Pietro, vi è passato Paolo, vi sono passati tutti i santi e i
martiri, vi passano ogni giorno da tutto il mondo le anime dei giusti.
Le porte sono due: la porta del paradiso e la porta della Chiesa. Attraverso la porta della Chiesa entriamo in quella del paradiso.
dalle Omelie sul Vangelo di Marco
Battesimo di Gesù
E fu battezzato nel Giordano da Giovanni.
Straordinario atto di
umiltà: Gesù, che non aveva peccati, viene battezzato come se fosse un
peccatore. È nel battesimo del Signore che vengono rimessi tutti i
peccati. Ma il battesimo di Giovanni è in certe modo una introduzione al
battesimo del Salvatore. Resta vero, però, che l'autentica remissione dei
peccati avviene nel sangue di Cristo, nel mistero della Trinità.
E
mentre usciva dall'acqua, Gesù vide il cielo spalancarsi. Tutto
ciò che l'evangelista scrive, lo scrive per noi. Vuol dire dunque che
noi, prima di ricevere il battesimo, abbiamo gli occhi chiusi e non
vediamo le realtà celesti.
E vide lo Spirito sotto forma di colomba scendere e arrestarsi su di lui. E una voce venne dal cielo: Tu sei il figlio mio prediletto, in te mi ritrovo.
Gesù Cristo viene battezzato da Giovanni, lo Spirito Santo scende su di lui sotto forma di colomba, il Padre gli rende testimonianza dal cielo. Prendi nota, seguace di Ario, prendete nota voi eretici, come anche nel battesimo di Gesù c'è tutto il mistero della Trinità: è Gesù che viene battezzato, lo Spirito Santo discende sotto forma di colomba, il Padre parla dal cielo.
dalla Lettera XLIII
Vita dissipata