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'ATRIO  n.16
gennaio / febbraio 2008

CITTADINANZA: dopo “Affettività”, “Fragilità”, “Lavoro e festa”, “Tradizione”, questo è l’ultimo ambito approfondito nel Convegno Ecclesiale Nazionale (Verona 2006).

CITTADINI NEL MONDO

Non siamo da soli su un’isola, ma in mezzo ad altre persone che hanno relazione con noi.    

Le nostre strade si incrociano, anche l’aria che ciascuno respira. Abbiamo  a che fare con gli altri, sempre. Su quale base si può organizzare il vivere insieme? 

Il credente cattolico non può mettersi in un atteggiamento né di fuga né di “riconquista”, ma di impegno verso un progetto di società capace di definire un nuovo impianto di relazioni, di solidarietà, di uguaglianza e di partecipazione. 

Non ci sono scorciatoie che sollevino dalla fatica della ricerca continua e del confronto con tutti, sempre consapevoli che nessuna istituzione potrà mai essere considerata perfetta e idolatrata.  “Ogni città per quanto fortificata resta un accampamento provvisorio”. 

Il nostro vescovo Francesco Lambiasi ci ricorda che: «Come cristiani abbiamo una parola da dire sulla politica non per un'indebita ingerenza o per una illegittima invasione di campo e senza l'ingenua presunzione di esaurire tutto il discorso, perché in una società democratica c'è e ci deve essere spazio per ogni posizione e ogni cultura. 
Ma è appunto non solo la fede, è anche lo stesso sistema democratico a reclamare l'apporto originale e insostituibile della concezione e della presenza cristiana nella costruzione della città dell'uomo e nel perseguimento del bene comune». (Discorsi 10.12.2007)

Il Convegno Ecclesiale di Verona 2006, confortato anche dalla parola del Papa Benedetto XVI che ha affermato: “La Chiesa in quanto tale non è e non  intende essere un agente politico”, si esprime così: 

«La sollecitudine per il bene della società umana fa sì che la Chiesa parli e agisca non per preservare un “interesse cattolico”, bensì per offrire il suo peculiare contributo… a radicare nelle coscienze quelle energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato…

Questo è il nostro programma: vivere fino in fondo la Pasqua di Gesù.  Da essa deriva una forza profetica dalla quale noi per primi dobbiamo continuamente lasciarci plasmare». (cfr Nota CEI, 18-19.)

È per questo che ci sentiamo, più che mai, in movimento, incamminati verso quella Città Santa che non sarà mai soltanto frutto della buona volontà dell’uomo.

                                                           don Renato 


NUOVA PAVIMENTAZIONE E NUOVE TUBAZIONI SU DUE LATI DELLA CHIESA.

APPELLO

per coprire la spesa complessiva di EURO 73.000

La Parrocchia è la comunità dei credenti ed è casa aperta a tutti e al servizio di tutti.  Per una costante efficacia operativa nella sua missione, la nostra parrocchia sostiene anche oneri finanziari, oltre che per l’ordinario servizio liturgico, anche per interventi straordinari di conservazione e miglioramento delle strutture, come quelli illustrati in questa pagina.

Per poter fare questo, la nostra parrocchia può contare solo sulle offerte libere che diamo noi fedeli.

Pertanto facciamo appello a tutti i parrocchiani perché sostengano con offerte gli impegni di spesa già assunti e le nuove necessità che si presentano per il mantenimento della nostra chiesa.

 Il Consiglio per gli affari economici 

NEW ENTRY

MOVIMENTI NELLA NOSTRA CRIPTA

Di fianco all’altare,
dopo la statua della Madonnina, 
mi trovo ad osservar 
un nuovo quadro, stamattina.

Ha preso il posto di Santa Chiara, 
che poi vedrò vicino all’entrata, 
col suo lungo velo e dai nascosti capelli…
«Oh! - esclamo – ma è proprio lui, 
il nostro beato Alberto Marvelli!».

Sullo sfondo, di un arancione deciso, 
è raffigurato un giovanissimo Alberto
col suo dolce viso.

Lo riconosco dagli occhi brillanti, 
dai folti capelli, da una giacca ben fatta, 
dove spiccano una bianca camicia 
con una verde e “stretta” cravatta.

 
Dirà poi l’autrice:«Il Beato mi ha 
guidato la mano ed il pennello»…
Guardo ancora e, disegnato in fondo 
sta il nostro Duomo: è sempre bello!

Il mio complimento va a chi 
ha dipinto coi colori della Fede, 
perché lo sguardo giovane di Alberto 
è quello di colui che in Dio
fortemente crede!   

                                     Rita L.F

 

18-25 gennaio: Settimana di preghiera 
per l’unità dei cristiani

SIAMO FRATELLI

·    Nella chiesa valdese di viale Trento, ci siamo trovati per una preghiera ecumenica con persone di diverse città, rappresentanti di varie confessioni cristiane: evangelici, avventisti, valdesi, ortodossi e cattolici.

Guidati dal dott. Arrigo Bonnes, pastore valdese, il pomeriggio ha compreso una meditazione sulla Parola di Dio, il racconto sull’Assemblea Ecumenica a Sibiu (Romania) da parte di coloro che vi avevano partecipato, la preghiera spontanea e un rinfresco conclusivo.

L’incontro è stato bello e gradito e tutti ci siamo lasciati con il desiderio di ritrovarsi, magari con una frequenza periodica.

 

·    Dal 18 al 25 gennaio si svolgerà la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il tema scelto per il 2008 è: “Pregate continuamente” (1Tess 5,17).

La preghiera fa crescere la spiritualità e la fratellanza fra i cristiani, costruisce ponti d’amore, di pace, di speranza per la realizzazione della volontà di Dio, obbliga le rispettive comunità a modificare il comportamento nei confronti le une delle altre, ad abbracciare il metodo del dialogo e farle uscire dai propri confini, incontrare le altre chiese cristiane.

La preghiera continua fa vivere la parentela spirituale che abbiamo come cristiani con il battesimo e la fratellanza.

Maria Enrica (gruppo per l’ecumenismo)

 

 

11 febbraio 2008  Giornata Mondiale del malato

DIRE O NON DIRE?

(Dalle lettere a Famiglia cristiana)

Ho letto su Famiglia Cristiana l’ennesimo intervento sul dilemma: far sapere o non far sapere la verità al malato di cancro.

Mi permetto di dire a tutti voi “fortunati” che vi sbagliate in pieno, quale che sia la risposta che date al quesito. 

Siamo noi ammalati di cancro (e lo sappiamo quasi sempre, o per intuito o perché ci è stato rivelato) che abbiamo il compito veramente gravoso e angosciante di proteggere voi che ci state vicino e che generalmente ci apparite smarriti, come un gregge senza pastore, sicuramente molto più fragili di noi, temprati ormai dalla sofferenza.

Siamo noi che dobbiamo cercare di sorridere “glissando” sul nostro stato di salute e tenerci dentro le nostre

angosce perché, se è vero che tutti dobbiamo morire e nessuno sa come e quando, per noi la scadenza è certa e perentoria. Io sono ammalata da quattro anni e mezzo, fisicamente debilitata da tre cicli di chemioterapia che, purtroppo, non saranno neanche gli ultimi dato che, di tanto in tanto, ricompaiono le metastasi.

Ebbene, sapete che vi dico? Che la vita per me non è mai stata così piena e appagante come in questo periodo.

Ho visto sposate le mie due figliole, ho un nipotino di tre anni, bellissimo e dolcissimo, che mi dà la gioia e la forza necessaria per combattere con tutte le mie forze questa battaglia, anche se disperata.

Sono felice quando, al mattino, vedo sorgere il sole, oppure sento l’inebriante profumo di zagàre di questa Sicilia, che non è la mia terra ma che amo con tutta me stessa.

È vero che spesso ho nostalgia della scuola che ho dovuto lasciare e della mia terra d’origine; tuttavia ho riconosciuto le amicizie vere e sincere che non credevo di avere.

Ho acquisito la capacità di discernere i valori veri da quelli fasulli e di vivere alla giornata: Dio pensa ai gigli del campo e in qualche modo penserà anche a me.

Vi confesso che i primi tempi mi costava molta fatica dire: «Sia fatta la tua volontà», ma poi mi sono detta che la “sua” volontà e la mia potevano anche coincidere.

Ho un’unica grande pena: mio marito. Spesso lo vedo smarrito, assente, con lo sguardo nel vuoto, fragile oltre misura, e vorrei abbracciarlo forte per dimostrargli quanto lo amo e per infondergli tutto il coraggio di cui avrà bisogno “dopo”. Basta, non voglio commuovermi oltre.

Un saluto affettuoso a tutti i lettori e una raccomandazione: state tranquilli perché noi “sappiamo” anche se non sembra.

 Piuttosto perdonate le nostre manchevolezze, frutto di sprazzi incontrollabili di depressione, e ricordate che non vorremmo mai farvi soffrire.

SIRACUSA /MANTOVA

 

PUNTI DI VISTA

Tema per la scuola: Gli anziani

Il tempo prima o poi passa per tutti: scorre, instancabilmente e inesorabilmente. 

Il tempo passa e le cose, le persone, cambiano: i bambini diventano ragazzi, i ragazzi adulti e gli adulti anziani.

Questo è ciò che dice la scienza, è ciò che è verificabile.

Ma cosa ne pensa la gente normale del tempo? Ognuno ha una sua visione; chi rimpiange ciò che è stato, chi non vede l’ora di crescere. 

A volte per strada, incontro persone più grandi e anziane di me, e mi chiedo “Come sarò io quando avrò la loro età? Quali sono i pensieri che vorticano nella loro mente? Le loro paure, i loro sogni?” A volte non mi sembrano poi così diverse da me. Sono persone che, sì, hanno vissuto senz’altro più esperienze, ma non hanno affrontato le stesse paure, gioie, dolori, pensieri ,che ho anch’io?!

A volte gli anziani si dimostrano diffidenti nei confronti dei giovani e di tutto ciò che è nuovo e moderno. Forse hanno nostalgia e rimpiangono quando anche loro erano solo ragazzi? Chissà? Purtroppo però, a volte, anche i giovani si divertono a prendere in giro e ad insultare gli anziani, per la loro difficoltà nei movimenti o per la mentalità obsoleta. Ma non pensano che un giorno tutti noi saremo come loro?

Anche io, lo ammetto, a volte non li capisco. Guardo i miei nonni e spesso li vedo con lo sguardo assorto e all’improvviso velato di tristezza.

Loro che un tempo, erano giovani e forti, belli e intelligenti, avevano lavori rispettati e crescevano bene i loro figli, ora si ritrovano a contrattare il prezzo delle verdure al mercato o a fare interminabili file dal dottore. E poi gli acciacchi, la stanchezza, le troppe medicine da prendere... ogni giorno c’è qualcosa in più! Chi può biasimarli, allora, se ogni tanto brontolano un po’ o diventano scontrosi?

Io no di certo, anche perché, seppur cerco di andarli a trovare più spesso possibile, a volte non li vedo anche per settimane, bloccata da compiti, sport e amici. Ma quando posso, non rinuncio ad ascoltare uno loro storia, a fare un dolce con loro o a farmi viziare un po’, anche perché, dopo tutto, sono cose piacevoli.

E allora, se non ci costa molto, facciamo un piccolo “sforzo”: prendiamo una sedia, mettiamoci comodi e ascoltiamo una loro storia; facciamo tesoro di discorsi intelligenti intervallati da pettegolezzi; concediamogli un abbraccio caloroso e facciamo sentire ai nostri nonni tutto il nostro affetto.

Una parola, a volte solo un gesto fatto con il cuore, basta per fare capire anche alla più scorbutica delle persone che per noi  è importante.

Se tutti, giovani e anziani, mettessero da parte pregiudizi e orgoglio, si riuscirebbe a creare quel po’ di serenità che spesso, nella società di oggi, viene a mancare, tempestati come siamo da brutte notizie dai mass-media, in un mondo dove la violenza e l’odio sono all’ordine del giorno; cerchiamo di creare un ponte fra giovani e anziani, un’oasi di pace e amore per dare sicurezza alle persone più care, perché un giorno, quando le cercheremo, non ci saranno più.  

Il tempo se le porterà via.

                                                Camilla, anni 14