|
Altri numeri: 1 -2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - |
|
'ATRIO n.16 |
|
|
CITTADINANZA: dopo “Affettività”, “Fragilità”, “Lavoro e festa”, “Tradizione”, questo è l’ultimo ambito approfondito nel Convegno Ecclesiale Nazionale (Verona 2006). CITTADINI NEL MONDO Non siamo da soli su un’isola, ma in mezzo ad altre persone che hanno relazione con noi. Le nostre strade si incrociano, anche l’aria che ciascuno respira. Abbiamo a che fare con gli altri, sempre. Su quale base si può organizzare il vivere insieme? Il credente cattolico non può mettersi in un atteggiamento né di fuga né di “riconquista”, ma di impegno verso un progetto di società capace di definire un nuovo impianto di relazioni, di solidarietà, di uguaglianza e di partecipazione. Non ci sono scorciatoie che sollevino dalla fatica della ricerca continua e del confronto con tutti, sempre consapevoli che nessuna istituzione potrà mai essere considerata perfetta e idolatrata. “Ogni città per quanto fortificata resta un accampamento provvisorio”. Il nostro vescovo Francesco Lambiasi ci
ricorda che: «Come cristiani abbiamo
una parola da dire sulla politica non per un'indebita ingerenza o per una
illegittima invasione di campo e senza l'ingenua presunzione di esaurire
tutto il discorso, perché in una società democratica c'è e ci deve essere
spazio per ogni posizione e ogni cultura. Il Convegno Ecclesiale di Verona 2006, confortato anche dalla parola del Papa Benedetto XVI che ha affermato: “La Chiesa in quanto tale non è e non intende essere un agente politico”, si esprime così: «La sollecitudine per il bene della società umana fa sì che la Chiesa parli e agisca non per preservare un “interesse cattolico”, bensì per offrire il suo peculiare contributo… a radicare nelle coscienze quelle energie morali e spirituali che consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli interessi personali, o di una categoria sociale, o anche di uno Stato… Questo è il nostro programma: vivere fino in fondo la Pasqua di Gesù. Da essa deriva una forza profetica dalla quale noi per primi dobbiamo continuamente lasciarci plasmare». (cfr Nota CEI, 18-19.) È per questo che ci sentiamo, più che mai, in movimento, incamminati verso quella Città Santa che non sarà mai soltanto frutto della buona volontà dell’uomo. don Renato NUOVA PAVIMENTAZIONE E NUOVE TUBAZIONI SU DUE LATI DELLA CHIESA. APPELLO per coprire la spesa complessiva di EURO 73.000 La Parrocchia è la comunità dei credenti ed è casa aperta a tutti e al servizio di tutti. Per una costante efficacia operativa nella sua missione, la nostra parrocchia sostiene anche oneri finanziari, oltre che per l’ordinario servizio liturgico, anche per interventi straordinari di conservazione e miglioramento delle strutture, come quelli illustrati in questa pagina. Per poter fare questo, la nostra parrocchia
può contare solo sulle offerte libere che diamo noi fedeli. Pertanto facciamo appello a tutti i
parrocchiani perché sostengano con offerte gli impegni di spesa già assunti e
le nuove necessità che si presentano per il mantenimento della nostra chiesa.
|
NEW ENTRYMOVIMENTI NELLA NOSTRA CRIPTADi fianco all’altare, Ha preso il posto di Santa Chiara, Sullo sfondo, di un arancione deciso, Lo riconosco dagli occhi brillanti,
Il mio complimento va a chi 18-25 gennaio: Settimana di preghiera SIAMO
FRATELLI Guidati dal dott. Arrigo Bonnes, pastore valdese, il pomeriggio ha compreso una meditazione sulla Parola di Dio, il racconto sull’Assemblea Ecumenica a Sibiu (Romania) da parte di coloro che vi avevano partecipato, la preghiera spontanea e un rinfresco conclusivo. L’incontro è stato bello e gradito e tutti ci siamo lasciati con il desiderio di ritrovarsi, magari con una frequenza periodica. La preghiera fa
crescere la spiritualità e la fratellanza fra i cristiani, costruisce ponti
d’amore, di pace, di speranza per la realizzazione della volontà di Dio,
obbliga le rispettive comunità a modificare il comportamento nei confronti le
une delle altre, ad abbracciare il metodo del dialogo e farle uscire dai
propri confini, incontrare le altre chiese cristiane. La preghiera continua fa vivere la parentela spirituale che abbiamo come cristiani con il battesimo e la fratellanza. Maria Enrica (gruppo per l’ecumenismo)
|
|
11 febbraio 2008 Giornata Mondiale del malato DIRE O NON DIRE? (Dalle lettere a Famiglia cristiana) Ho letto su Famiglia Cristiana l’ennesimo intervento sul dilemma: far sapere o non far
sapere la verità al malato di
cancro. Mi permetto di dire a tutti voi “fortunati” che vi sbagliate in pieno, quale che sia la risposta che date al quesito. Siamo noi ammalati di cancro (e lo sappiamo quasi sempre, o per intuito o perché ci è stato rivelato) che abbiamo il
compito veramente gravoso
e angosciante di proteggere voi che ci state vicino e che generalmente ci
apparite smarriti, come un gregge senza
pastore,
sicuramente molto più fragili di noi, temprati ormai dalla sofferenza. Siamo
noi
che dobbiamo
cercare di sorridere “glissando” sul nostro stato
di salute e tenerci dentro le nostre angosce perché, se è vero che tutti dobbiamo morire e nessuno sa come
e quando, per noi la
scadenza è certa e perentoria. Io sono ammalata da quattro anni e mezzo,
fisicamente debilitata da tre cicli di chemioterapia che, purtroppo, non
saranno neanche gli ultimi dato che, di tanto in tanto, ricompaiono le metastasi. Ebbene, sapete che vi dico? Che la vita per me non è mai stata così piena
e appagante come in questo periodo. Ho visto sposate le mie due figliole, ho un nipotino di tre anni, bellissimo e dolcissimo,
che mi dà la gioia e la forza
necessaria per combattere con tutte le mie forze questa battaglia, anche se
disperata. Sono felice quando, al mattino, vedo sorgere il sole, oppure sento
l’inebriante profumo di zagàre di questa Sicilia, che non è la mia terra ma che amo con
tutta me stessa. È vero che spesso ho nostalgia della scuola che ho
dovuto lasciare e della mia terra d’origine; tuttavia ho riconosciuto le
amicizie vere e sincere che non credevo di avere. Ho acquisito la capacità di discernere i valori veri da quelli fasulli
e di vivere alla giornata: Dio pensa ai gigli del campo e in qualche modo
penserà anche a me. Vi confesso che i primi tempi mi costava molta fatica dire: «Sia fatta
la tua volontà», ma poi mi sono detta che la “sua” volontà e la mia potevano
anche coincidere. Ho un’unica grande pena: mio marito. Spesso lo vedo smarrito, assente,
con lo sguardo nel vuoto, fragile oltre misura, e vorrei abbracciarlo forte
per dimostrargli quanto lo amo e per infondergli tutto il coraggio di cui
avrà bisogno “dopo”. Basta, non voglio commuovermi oltre. Un saluto affettuoso a tutti i lettori e una raccomandazione: state tranquilli
perché noi “sappiamo” anche se non sembra. Piuttosto perdonate le nostre
manchevolezze, frutto di sprazzi incontrollabili di depressione, e ricordate
che non vorremmo mai farvi soffrire. SIRACUSA /MANTOVA |
PUNTI DI
VISTA Tema per la scuola: Gli anziani Il tempo prima o poi passa per tutti: scorre, instancabilmente e inesorabilmente. Il tempo passa e le cose, le persone, cambiano: i bambini diventano ragazzi, i ragazzi adulti e gli adulti anziani. Questo è ciò che dice la scienza, è ciò che è verificabile. Ma cosa ne pensa la gente normale del tempo? Ognuno ha una sua visione; chi rimpiange ciò che è stato, chi non vede l’ora di crescere. A volte per strada,
incontro persone più grandi e anziane di me, e mi
chiedo “Come sarò io quando avrò
la loro età? Quali
sono i pensieri che vorticano nella
loro mente? Le loro paure, i loro sogni?” A volte non mi sembrano poi così diverse da me. Sono persone che, sì, hanno vissuto senz’altro
più esperienze, ma non hanno affrontato
le stesse paure, gioie,
dolori, pensieri ,che ho anch’io?! A volte gli anziani si
dimostrano diffidenti nei confronti dei giovani e di tutto ciò che è nuovo e moderno. Forse hanno
nostalgia e rimpiangono quando anche
loro erano solo ragazzi?
Chissà? Purtroppo però, a volte, anche i
giovani si divertono a prendere in
giro e ad insultare gli anziani, per la loro difficoltà nei movimenti o per la mentalità obsoleta. Ma non pensano che un giorno tutti noi
saremo come loro? Anche io, lo ammetto, a volte non li capisco. Guardo i miei nonni e spesso li vedo con lo sguardo assorto
e all’improvviso velato di tristezza. Loro che un tempo, erano giovani e forti,
belli e intelligenti, avevano lavori rispettati
e crescevano bene i loro figli, ora
si ritrovano a contrattare il
prezzo delle verdure al
mercato o a fare interminabili file dal dottore. E poi gli acciacchi,
la stanchezza, le troppe
medicine da prendere... ogni giorno
c’è qualcosa in più! Chi può
biasimarli, allora, se ogni tanto
brontolano un po’ o diventano scontrosi? Io no di certo, anche perché, seppur cerco di andarli
a trovare più spesso possibile, a volte non li vedo anche per settimane, bloccata da compiti, sport
e amici. Ma quando posso, non
rinuncio ad ascoltare uno loro storia, a fare un dolce con loro o a farmi
viziare un po’, anche perché, dopo tutto, sono cose piacevoli. E allora, se non ci costa molto, facciamo un piccolo
“sforzo”: prendiamo una sedia,
mettiamoci comodi e ascoltiamo
una loro storia; facciamo tesoro di discorsi
intelligenti intervallati da pettegolezzi;
concediamogli un abbraccio
caloroso e facciamo sentire ai nostri
nonni tutto il nostro affetto. Una parola, a volte solo un gesto fatto con il cuore, basta per fare capire anche alla più
scorbutica delle persone che per
noi è importante. Se tutti, giovani e anziani, mettessero da parte pregiudizi e orgoglio, si riuscirebbe a creare quel po’ di serenità che spesso, nella società di oggi, viene a mancare, tempestati come siamo da brutte notizie dai mass-media, in un mondo dove la violenza e l’odio sono all’ordine del giorno; cerchiamo di creare un ponte fra giovani e anziani, un’oasi di pace e amore per dare sicurezza alle persone più care, perché un giorno, quando le cercheremo, non ci saranno più. Il tempo
se le porterà via.
Camilla,
anni 14 |