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LA TRADIZIONE: un
altro argomento approfondito nel Convegno Ecclesiale di Verona 2006.
Spesso si sente dire che
cristiani non si nasce, ma si diventa. È la risposta ad una chiamata, è
l’incontro con una persona: Gesù, oggi. Dove si ascolta questa
chiamata? Dove si incontra Gesù, oggi?
La “tradizione“ della
Chiesa è il canale di questo incontro. Non la ripetizione di una dottrina, ma
la comunicazione di un’ esperienza, personale e comunitaria. In questa “tradizione” il
ruolo primario e insostituibile è quello della famiglia all’interno di una
comunità cristiana. La
“tradizione” familiare e comunitaria genera l’identità cristiana per l’oggi,
risposta adeguata ed esauriente alle domande del nostro tempo. La
“tradizione” prende la forma dell’educazione, la quale non si esaurisce L’educazione è l’alveo
dell’esperienza cristiana, l’inevitabile passione per le nuove generazioni “alle quali va sempre nuovamente offerta la
proposta del Vangelo e la sua
risposta alle attese della ragione e del cuore di ciascuno”. Il patrimonio di fede e
di spiritualità presente in opere concrete, in forme di religiosità diffusa e
tradizionale, rimane uno strumento ancora efficace di trasmissione della
fede. L’identità cristiana,
nella società pluralista di oggi, è il nostro contributo positivo alla vita
comune dell’umanità. Una identità sicura,
vissuta, attuale. Non un ricordo ed un’ombra del passato. ZAINETTI E FELPE Pellegrinaggio alla Verna
(7.10.2007) Come
pastori moderni con zainetto e felpe ci incamminiamo verso il monte santo
della Verna. L’aria
è pungente, ma resa pura da una monumentale foresta di faggi e abeti. Respiriamo
la santità di Francesco visitando i luoghi
da lui preferiti: le grotte, le
gole, i sassi, la roccia tagliata a picco in più parti. Qui
regna il Silenzio insieme al muschio verde, tenero e rigoglioso. Nel
Santuario siamo abbagliati da tesori d’arte quali le terrecotte invetriate
dellarobbiane che narrano di Maria, degli Angeli, dell’Annunciazione, della
Passione di Gesù… Una,
in particolare, rappresenta la Natività e noi pastori moderni un po’ stanchi,
ci sediamo in uno stallo ligneo del coro che abbellisce le pareti e pensiamo
ai doni che possiamo offrire a quel piccolo ma grande Gesù Bambino! Rita
L.F. |
LA TESTA FRA
LE NUVOLE I SOGNI DI BILLO
C’era una volta, in un tempo antichissimo, un ghiro soprannominato
“Billo”: era il diminutivo di Birillo, perché inciampava dappertutto. Ci vedeva bene, benissimo, anzi aveva occhi
grandi come oblò, m pareva sempre catturato da mille idee così bastava un
sassolino e se ne ruzzolava per terra. Da ottobre ad aprile, per fortuna, non c’era pericolo: era il tempo del letargo e nei sogni di solito non inciampava. Quest’anno, però, nel suo paese tutti parlavano di un dicembre
particolare, così Billo non aveva alcuna voglia di cadere nel sonno per mesi,
perdendosi quel momento. Nel mese di ottobre aveva resistito, contando uno per uno tutti i peli del suo manto, pur di non addormentarsi. A novembre, però, aveva ceduto. Sentì le palpebre chiudersi pesanti come ancore
e pensò che fosse impossibile non addormentarsi . Nei sogni Billo era molto astuto. Guidava i compagni ghiri alla ricerca di cibo, scovando in fretta gli angoli più ricchi di frutti e semi. Con i versi più strani faceva innamorare le più dolci
bestiole, e allo specchio sembrava più bello che mai! Una notte di dicembre fece un sogno così coinvolgente che gli parve verità: “Svegliatevi!”… Una voce cantata annunciava un lieto evento. Tanto aumentava di volume, quella voce, che Billo
finì per svegliarsi di soprassalto. Davanti ai suoi occhi c’era una luce forte, che invitava ad essere seguita. Billo prese goffo a camminare, e arrivò fino ad una capanna. Ci abitavano due amici animali, un babbo, una mamma e un
bambino appena nato. “Embè…Tutto qui?” chiese Billo incredulo. Anche se non era da solo ad assistere all’evento gli pareva proprio cosa da poco. “E’ nato il Figlio del mondo, un Bambino che è già Padre” disse la voce della stella, con tanto di eco. E tutti i presenti s’inchinarono, tra canti di gioia. Pareva proprio un miracolo, pensò Billo, al quale avevano insegnato
che padre e figlio insieme non si poteva essere, da neonati. Si accucciò vicino alla capanna, nuovamente
in preda al sonno, ma prima di addormentarsi gli venne da sussurrare piano
“Alleluja”. Da allora, i suoi sogni nel letargo sono
pieni di preghiere. Mary |
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BELLA ITALIA Lettera
di un missionario italiano in Corea
Eppure
ritornando in patria, dopo tanti anni, mi pare di notare come i miei connazionali
non siano persone serene, felici di vivere, ma al contrario appaiono insoddisfatti,
arrabbiati, cupi. Questo
sicuramente ha tante cause, ma tra le altre mi sembra che essi abbiano dimenticato
un paio di parole che hanno fatto grande questo popolo: "grazie" e "sacrificio".
Durante
le mie ultime vacanze in Italia è successo che mia mamma si ammalasse
gravemente. Ho avuto la fortuna di esserle accanto nelle lunghe ore in cui
era ricoverata nel reparto intensivo dell’ospedale. Dal
personale medico sono venuto a sapere che il costo del ricovero giornaliero
in quella sezione era poco meno di 800 euro al giorno! Moltiplicato per tutto
il periodo della degenza, faceva una tombola... ma quando è stata dimessa,
con mia grande meraviglia, non ha pagato niente! È
"incredibile" tutto ciò, se penso che qui in Corea spesso le
famiglie si ipotecano anche la casa per rifondere le costose spese sanitarie.
Ritornato
a casa, sono andato in farmacia a prenderle le tante medicine di cui aveva
bisogno e con sorpresa mi sono reso conto che dovevo sborsare solo pochi
euro! Medicine quasi gratuite. Questo è straordinario! Passati
alcuni giorni la mamma ha avuto bisogno di una visita di controllo. Una
telefonata ed il dottore curante è venuto a casa a visitarla! Ciò è
impensabile in quasi tutte le nazioni del mondo dove è il paziente che deve
andare dal medico e non viceversa. Anche le analisi sono state pressoché
esenti da spese. Il fatto è semplicemente favoloso se si pensa che tutti
questi servizi, eccetto che per pochissimi paesi, sono pressoché inimmaginabili
ovunque. Mi è
stato detto anche che, se uno di famiglia si ammala gravemente, lo Stato
passa un’indennità di accompagna-mento a chi lo accudisce, e che ogni
cittadino ha diritto, una volta raggiunta l’età di anzianità, ad una pensione
sociale minima che gli garantisca la sussistenza. Questo è talmente bello
che rasenta l’inverosimile. I miei
vecchietti, qui, vanno a raccogliere cartoni e bottiglie per avere qualche
spicciolo in tasca. Che differenza con l’Italia! E che dire dei tanti uomini
che, prima di andare a pranzo, si fermano al bar a prendere l’aperitivo con
gli amici... mentre in altre regioni geografiche centinaia di milioni di papà
lavorano per due euro al giorno. E che
pensare delle centinaia di migliaia di italiani che fanno interminabili file
sulle autostrade, negli aeroporti o negli scali marittimi per andare in ferie?
Che bello vivere in Italia! Mi è
capitato anche di portare la mia nipotina a giocare ai giardinetti. Che
spettacolo osservare quei bambini sereni, ben nutriti, splendidamente
vestiti, giocare spensierati… nessun Per
queste cose e tante altre ancora come l’educazione gratuita, le ferie pagate,
i diritti civili, l’assistenza sociale, ogni cittadino italiano dovrebbe,
appena aperti gli occhi la mattina, dire: "grazie", "grazie
Signore". È vero,
ci sono tante cose che non vanno: troppi disservizi, sprechi ingiu-stificati,
evasori fiscali, furbetti arric-chitisi imbrogliando, impiegati lavativi ed
ignoranti... ma le cose belle sono così tante che il "grazie",
accompagnato da un bel sorriso, dovrebbe sempre fiorire sulla bocca di tutti. I miei
connazionali prima di fissare lo sguardo su ciò che non possiedono, puntare
il dito su ciò che non funziona, dovrebbero imparare a dire grazie per tutto
ciò che gli è garantito ed è donato loro.… Quanto sarebbe bello se la sera ogni
papà si avvicinasse al letto della propria figlia e le insegnasse a pregare
così: Richiamiamo alla mente le cose belle e stupende di questa giornata ed
insieme ringraziamo il Signore per esse………… Vincenzo Bordo il resto della lettera si trova in: sezione: ritagli di stampa |
C’È POSTO PER TE Volontariato in
parrocchia
□ LAVORI MANUALI (di vario genere. Ad esempio: spostare
sedie e tavoli per pranzi, allestire presepe, raccogliere le foglie, portare
i sacchi di immondizia nel cassonetto, piccola manutenzione non
professionale, pulizia semplice della chiesa, settimanale o mensile... e altro). □ GRUPPO LITURGICO (organizzare e animare le cerimonie in chiesa per favorire la
partecipazione di tutti). □ CARITAS PARROCCHIALE (pensare iniziative che formano le
coscienze e proporre nuove opportunità per esercitare la carità). □ LABORATORIO MISSIONARIO (eseguire lavori di cucito finalizzati
alle missioni). □ REDAZIONE
“ATRIO” (collaborare alla realizzazione
del giornalino parrocchiale). □ ANIMAZIONE RICREATIVA
(valorizzare il nostro teatro con l’organizzazione di
spettacoli, organizzare feste, uscite, viaggi…). □ CONSEGNA AVVISI
PARROCCHIALI (ad abitazioni, alberghi, negozi della
parrocchia). □ GRUPPO
CHIERICHETTI (servizio liturgico riservato a bambini
e ragazzi, maschi e femmine). □ MERCATINI DI
BENEFICENZA (allestire
e curare la conduzione di alcuni mercatini finalizzati al finanziamento di
opere benefiche). □ ORATORIO (organizzare
e guidare le attività ricreative dei ragazzi). □ SEGRETERIA PARROCCHIALE
(minimo una volta al mese, in un
giorno feriale dalle ore 9 alle 11: rispondere al telefono, tenere la cripta
aperta, accogliere le persone, distribuire libri in prestito…).
□ PRESTITO “LIBRI DA VIVERE”
(Una
volta al mese, in uno dei seguenti orari, sorvegliare il banco-libri e
segnare i prestiti e le restituzioni):
□ sabato ore 16,30-18,30 □ domenica ore 8,30-10,15 □ domenica ore 10,15-12 □ domenica ore 12-13,15 □ domenica ore 16,30-18,30 Per
informazioni e altri suggerimenti
telefona 0541 27175 |
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