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 'ATRIO  n.15
novembre / dicembre 2007

LA TRADIZIONE: un altro argomento approfondito nel Convegno Ecclesiale di Verona 2006.

 
IDENTITÀ

Spesso si sente dire che cristiani non si nasce, ma si diventa. È la risposta ad una chiamata, è l’incontro con una persona: Gesù, oggi.

Dove si ascolta questa chiamata? Dove si incontra Gesù, oggi? 

La “tradizione“ della Chiesa è il canale di questo incontro. Non la ripetizione di una dottrina, ma la comunicazione di un’ esperienza, personale e comunitaria.

In questa “tradizione” il ruolo primario e insostituibile è quello della famiglia all’interno di una comunità cristiana.

La “tradizione” familiare e comunitaria genera l’identità cristiana per l’oggi, risposta adeguata ed esauriente alle domande del nostro tempo.

La “tradizione” prende la forma dell’educazione, la quale non si esaurisce in una tecnica, nella ripetizione del passato, nel ritorno a pratiche antiche come rimedio alle difficoltà dei mali mo­derni.

L’educazione è l’alveo dell’esperienza cristiana, l’inevitabile passione per le nuove generazioni “alle quali va sempre nuovamente offerta la proposta del Vangelo e la sua risposta alle attese della ragione e del cuore di ciascuno”.

Il patrimonio di fede e di spiritualità presente in opere concrete, in forme di religiosità diffusa e tradizionale, rimane uno strumento ancora efficace di trasmissione della fede.

L’identità cristiana, nella società pluralista di oggi, è il nostro contributo positivo alla vita comune dell’umanità.

Una identità sicura, vissuta, attuale. Non un ricordo ed un’ombra del passato.

                                                      don Renato

  

 

 

ZAINETTI E FELPE

Pellegrinaggio alla Verna  (7.10.2007)

Come pastori moderni con zainetto e felpe ci incamminiamo verso il monte santo della Verna.

L’aria è pungente, ma resa pura da una monumentale foresta di faggi e abeti.

Respiriamo la santità di Francesco visitando i luoghi  da lui preferiti: le grotte, le  gole, i sassi, la roccia tagliata a picco in più parti.

Qui regna il Silenzio insieme al muschio verde, tenero e rigoglioso.

Nel Santuario siamo abbagliati da tesori d’arte quali le terrecotte invetriate dellarobbiane che narrano di Maria, degli Angeli, dell’Annunciazione, della Passione di Gesù…

Una, in particolare, rappresenta la Natività e noi pastori moderni un po’ stanchi, ci sediamo in uno stallo ligneo del coro che abbellisce le pareti e pensiamo ai doni che possiamo offrire a quel piccolo ma grande Gesù Bambino!

Rita L.F.

 

 

LA TESTA FRA LE NUVOLE

I SOGNI DI BILLO

C’era una volta, in un tempo antichissimo, un ghiro soprannominato “Billo”: era il diminutivo di Birillo, perché inciampava dappertutto.

Ci vedeva bene, benissimo, anzi aveva occhi grandi come oblò, m pareva sempre catturato da mille idee così bastava un sassolino e se ne ruzzolava per terra.

Da ottobre ad aprile, per fortuna, non c’era pericolo: era il tempo del letargo e nei sogni di solito non inciampava. 

Quest’anno, però, nel suo paese tutti parlavano di un dicembre particolare, così Billo non aveva alcuna voglia di cadere nel sonno per mesi, perdendosi quel momento.

Nel mese di ottobre aveva resistito, contando uno per uno tutti i peli del suo manto, pur di non addormentarsi. 

A novembre, però, aveva ceduto. 

Sentì le palpebre chiudersi pesanti come ancore e pensò che fosse impossibile non addormentarsi .

Nei sogni Billo era molto astuto. 

Guidava i compagni ghiri alla ricerca di cibo, scovando in fretta gli angoli più ricchi di frutti e semi. 

Con i versi più strani faceva innamorare le più dolci bestiole, e allo specchio sembrava più bello che mai!

Una notte di dicembre fece un sogno così coinvolgente che gli parve verità: “Svegliatevi!”… Una voce cantata annunciava un lieto evento. 

Tanto aumentava di volume, quella voce, che Billo finì per svegliarsi di soprassalto.

Davanti ai suoi occhi c’era una luce forte, che invitava ad essere seguita. 

Billo prese goffo a camminare, e arrivò fino ad una capanna. 

Ci abitavano due amici animali, un babbo, una mamma e un bambino appena nato.

“Embè…Tutto qui?” chiese Billo incredulo. Anche se non era da solo ad assistere all’evento gli pareva proprio cosa da poco. 

“E’ nato il Figlio del mondo, un Bambino che è già Padre” disse la voce della stella, con tanto di eco. 

E tutti i presenti s’inchinarono, tra canti di gioia. 

Pareva proprio un miracolo, pensò Billo, al quale avevano insegnato che padre e figlio insieme non si poteva essere, da neonati.

Si accucciò vicino alla capanna, nuovamente in preda al sonno, ma prima di addormentarsi gli venne da sussurrare piano “Alleluja”.

Da allora, i suoi sogni nel letargo sono pieni di preghiere.

Mary

BELLA ITALIA

Lettera di un missionario italiano in Corea

 
L’ Italia è bella. Si vive bene e si mangia da favola. È piacevole abitare in questo stupendo Paese ricco di storia, cultura e meraviglie naturali.

Eppure ritornando in patria, dopo tanti anni, mi pare di notare come i miei connazionali non siano persone serene, felici di vivere, ma al contrario appaiono insoddisfatti, arrabbiati, cupi.

Questo sicuramente ha tante cause, ma tra le altre mi sembra che essi abbiano dimenticato un paio di parole che hanno fatto grande questo popolo: "grazie" e "sacrificio".

Durante le mie ultime vacanze in Italia è successo che mia mamma si ammalasse gravemente. Ho avuto la fortuna di esserle accanto nelle lunghe ore in cui era ricoverata nel reparto intensivo dell’ospedale.

Dal personale medico sono venuto a sapere che il costo del ricovero giornaliero in quella sezione era poco meno di 800 euro al giorno! Moltiplicato per tutto il periodo della degenza, faceva una tombola... ma quando è stata dimessa, con mia grande meraviglia, non ha pagato niente!

È "incredibile" tutto ciò, se penso che qui in Corea spesso le famiglie si ipotecano anche la casa per rifondere le costose spese sanitarie.

Ritornato a casa, sono andato in farmacia a prenderle le tante medicine di cui aveva bisogno e con sorpresa mi sono reso conto che dovevo sborsare solo pochi euro! Medicine quasi gratuite. Questo è straordinario!

Passati alcuni giorni la mamma ha avuto bisogno di una visita di controllo. Una telefonata ed il dottore curante è venuto a casa a visitarla! Ciò è impensabile in quasi tutte le nazioni del mondo dove è il paziente che deve andare dal medico e non viceversa. Anche le analisi sono state pressoché esenti da spese. Il fatto è semplicemente favoloso se si pensa che tutti questi servizi, eccetto che per pochissimi paesi, sono pressoché inimmaginabili ovunque.

Mi è stato detto anche che, se uno di famiglia si ammala gravemente, lo Stato passa un’indennità di accompagna-mento a chi lo accudisce, e che ogni cittadino ha diritto, una volta raggiunta l’età di anzianità, ad una pensione sociale minima che gli garantisca la sussistenza. Questo è ­talmente bello che rasenta l’inverosimile.

I miei vecchietti, qui, vanno a raccogliere cartoni e bottiglie per avere qualche spicciolo in tasca. Che differenza con l’Italia! E che dire dei tanti uomini che, prima di andare a pranzo, si fermano al bar a prendere l’aperitivo con gli amici... mentre in altre regioni geografiche centinaia di milioni di papà lavorano per due euro al giorno.

E che pensare delle centinaia di migliaia di italiani che fanno interminabili file sulle autostrade, negli aeroporti o negli scali marittimi per andare in ferie? Che bello vivere in Italia!

Mi è capitato anche di portare la mia nipotina a giocare ai giardinetti. Che spettacolo osservare quei bambini sereni, ben nutriti, splendidamente vestiti, giocare spensierati… nessun
paragone è possibile con le migliaia di fanciulli denutriti che ho visto in Senegal, i bimbi lustrascarpe che ho incontrato nelle Filippine, i piccoli-operai con i quali ho parlato in Sri Lanka, i ragazzi-mendicanti dell’India cui ho stretto la mano. C’è solo da gridare a squarciagola la lode al Signore per tanta grazia, bellezza e abbondanza.

Per queste cose e tante altre ancora come l’educazione gratuita, le ferie pagate, i diritti civili, l’assistenza sociale, ogni cittadino italiano dovrebbe, appena aperti gli occhi la mattina, dire: "grazie", "grazie Signore".

È vero, ci sono tante cose che non vanno: troppi disservizi, sprechi ingiu-stificati, evasori fiscali, furbetti arric-chitisi imbrogliando, impiegati lavativi ed ignoranti... ma le cose belle sono così tante che il "grazie", accompagnato da un bel sorriso, dovrebbe sempre fiorire sulla bocca di tutti.

I miei connazionali prima di fissare lo sguardo su ciò che non possiedono, puntare il dito su ciò che non funziona, dovrebbero imparare a dire grazie per tutto ciò che gli è garantito ed è donato loro.

Quanto sarebbe bello se la sera ogni papà si avvicinasse al letto della propria figlia e le insegnasse a pregare così: Richiamiamo alla mente le cose belle e stupende di questa giornata ed insieme ringraziamo il Signore per esse…………

Vincenzo Bordo

 

il resto della lettera si trova in:

www.sangirolamo.rimini.it

sezione: ritagli di stampa

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CARITAS PARROCCHIALE (pensare iniziative che formano le coscienze e proporre nuove opportunità per esercitare la carità).

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(minimo una volta al mese, in un giorno feriale dalle ore 9 alle 11: rispondere al telefono, tenere la cripta aperta, accogliere le persone, distribuire libri in prestito…).

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domenica ore 10,15-12

domenica ore 12-13,15

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