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'ATRIO n.13 |
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Dal
4° Convegno Ecclesiale Nazionale (Verona 2006), alcune riflessioni estratte
dall’intervento del prof. Adriano Fabris, ordinario di filosofia morale. IL LAVORO E LA FESTA
NEL 2008 TI SPOSI? Corso di preparazione
al matrimonio Incontri
mensili in
parrocchia da
ottobre 2007 ad
aprile 2008.
Non è difficile trovare esempi, in una
stessa famiglia, di questi atteggiamenti contrastanti.
I figli rivendicano il loro essere
oziosi: tanto non devono lavorare per sopravvivere. E allora semplicemente
godono, e magari sperperano, ciò che il padre ha guadagnato con il suo
sacrificio. Ma né il padre né i figli, in verità, sono appagati. Il padre, prima o poi, finisce per
domandarsi che scopo ha, davvero, tutto il suo lavorare; e i figli, pur
godendo del benessere accumulato dal padre, sono frustrati, in quanto un tale
benessere non è prodotto da loro, non è frutto del loro lavoro. giugno-agosto 2007 Questi due esempi ci mostrano quanto
sia necessario l’opportuno equilibrio nel rapporto fra lavoro e festa. Certo: ci sono momenti in cui può anche
essere indispensabile dedicarsi totalmente e in maniera assorbente al
lavoro, così come, in certi momenti di grazia, tutto nella nostra vita può
apparire una festa. Si tratta appunto di momenti: dobbiamo
allora recuperare il ritmo che
scandisce questi due modi del nostro vivere. Il comandamento che dice “Ricordati di
santificare le feste”, ci invita a ricordare
che il tempo non è tutto uguale, e che c’è un tempo che ci domanda di essere
santificato. Non basta alla festa essere solo
un’occasione di svago. O semplicemente l’occasione
per altre forme di agire nelle quali sperimentiamo altre possibilità del
nostro essere. È festa quando si coglie l’opportunità
di ritornare a noi stessi, evitando la dispersione quotidiana, recuperando concentrazione e raccoglimento. Ecco
perché, accanto alle vacanze al mare e in montagna, sono dette vacanze anche
quelle che si passano nei monasteri. Nella festa, infatti, recuperiamo il
senso del nostro tempo, non facendoci assorbire completamente dalle
incombenze quotidiane, ma anzi distaccandoci da esse e guardandole con occhio
nuovo. Il ritorno a sé, la concentrazione,
permette a chi si raccoglie in se stesso, di riscoprire di essere una persona
in relazione e questo raccoglimento, questa concentrazione si realizzano nel
modo migliore se vengono vissuti insieme con gli altri. Ecco perché la festa è sempre festa
comunitaria e festa della comunità. Anzi: essa rivela, più precisamente, la
comunità in festa. Ed ecco perché il vero soggetto della
festa non sono io, ma siamo noi. Con tutto il carico di legami e
di affettività che questa
dimensione comunitaria comporta. estratto
dall’introduzione del prof. A. Fabris |
SANDRA, UNA RAGAZZA DA AMARE. Ogni anno, a maggio,
nella nostra parrocchia, ci riuniamo intorno all'altare per un'ora di
adorazione Eucaristica a ricordo di Sandra Sabattini, nipote del nostro don
Giuseppe Bonini. Sandra, che è vissuta nel
giardino terreno solamente ventitré anni, ci ha lasciato, col suo esempio e
coi suoi scritti, un fiore spirituale da cui attingere ogni giorno il profumo
della vita! L'Amore immenso che ha
nutrito per il suo Signore “Donatore” di tutto, ha fatto accrescere in lei
una fede profonda, piena di Consapevolezza, di forza dell'Attesa che dura una
vita... Una fede tramutata nella
gioia di donare il suo tempo libero dai vari impegni quotidiani, ai poveri,
agli emarginati, agli ultimi, per mezzo della Comunità Papa Giovanni XXIII. Ecco alcuni brani tratti
dal suo diario: “Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare
respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non
c'è nulla a questo mondo che sia tuo – Sandra – renditene conto! È tutto un
dono su cui il “Donatore” può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del
regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l'ora» (Diario,
27 Aprile1984). GITA DI PRIMAVERA La
visita si fa più emozionante ed interessante quando, nel pomeriggio, saliamo
verso le Alpi Apuane bianche di marmo, precisamente alle cave del bacino di Colonnata dove osserviamo da vicino questa preziosa
pietra calcarea, tagliata a fette come la polenta, ridotta in lastre e
trasportata in ogni dove e dalla quale, essendo composta da carbonato di
calcio, si ricava anche il dentifricio. E
noi che pensavamo al marmo collegandolo alla Pietà di Michelangelo ed alle
innumerevoli opere d'arte esistenti in
Italia e nel mondo! Il
secondo giorno è tutto “musicale” perché, dopo aver ammirato l'estesa
spiaggia della Versilia, ci tuffiamo nella storia del melodramma italiano,
visitando la casa del grande compositore Giacomo Puccini, a Torre Del Lago. Le
note ci accompagnano anche sul battello che ci porta ad esplorare il Lago di
Massaciuccoli. Da
quel momento in poi ci parliamo cantando, imitando gli attori-cantanti della
Bohéme proiettati in pullman attraverso un dvd. Il
terzo giorno Lucca è la meta più intensa: le mura, le chiese, le piazze, il
duomo con la tomba di Ilaria del Carretto, la piazza Anfiteatro piena di
piante e fiori.... Il
nostro viaggio termina, in Toscana, con la Messa celebrata nel santuario di Santa Gemma Galgani ed in Emilia-Romagna col rosario nel santuario di
San Luca a Bologna. Una
gita davvero bella e serena. Rita F.L. |
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MIA MADRE Ieri è stato il giorno più triste della mia vita: ho
seppellito mia madre. Quando ho dato l’ultimo sguardo al suo dolce e
adorabile volto e ho contemplato i suoi capelli bianchi, ero consapevole di
guardarla per l’ultima volta. In quel momento tanti pensieri mi sono venuti alla
mente. Quante volte con mia moglie, di pomeriggio o di sera,
le abbiamo portato i bambini, perché li tenesse con lei in modo da
permetterci di andare al cinema o alla festa di qualche amico. Lei non ha mai detto di no; mai si è permessa di dire
che aveva altri impegni o progetti, o almeno io non me ne rendevo conto. Un giorno le avevo promesso di comprarle un biglietto
per portarla a teatro, visto che le piaceva molto. Ma poi mi dimenticai di
comprarglielo. Una volta, mentre eravamo al panificio, mi accorsi che
aveva una maglia un po’ vecchia
e consumata. Mi ripromisi di accompagnarla a un negozio, per comprargliene
una nuova. Sapevo che lei, pur avendone bisogno, mai me l’avrebbe
chiesta. Però mi sono lasciato prendere da altre cose e così mia madre ha
continuato a portare quella maglia sgualcita. Ricordo anche il suo ultimo compleanno. Le avevamo
mandato un mazzo di azalee bianche, bellissime, con un biglietto: «Ci
dispiace di non essere con te in questa occasione, però questo mazzo di fiori
ti porta tutto il nostro amore». Quella sera c’era un programma interessante alla
televisione e poi, più tardi, dovevamo uscire con i nostri amici. L’ultima volta che ho visto mia madre viva è stato alle
nozze di un cugino; si notava che stava invecchiando e appariva stanca. Allora pensai di mandarla in vacanza dal fratello, che
ha una casa al mare. Così avrebbe potuto prendere un po’ di sole e non
apparire tanto pallida. Però non lo feci, perché in quel momento avevo cose
più importanti da sbrigare. Ora mi rammarico per tante cose; se potessi riscrivere
le pagine del passato le comprerei tutte le maglie del mondo, la porterei al
cinema e resterei con lei il giorno del suo compleanno. Se potessi tornare indietro, la manderei
in vacanza dal fratello e le farei visitare i luoghi dove desiderava andare. Purtroppo, ora è troppo tardi. Lei è in
cielo e mi duole il cuore al pensiero di tante opportunità perdute. Quanto sarebbe stato diverso se avessi
letto, prima, una lettera come questa!
un
figlio (da: A.Pangrazzi, Vivere il tramonto, ed. Erickson)
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IL PRANZO (al sacco) Per questo abbiamo pensato che mettere insieme un qualcosa per condividerla, poteva essere una esperienza meravigliosa ma so-prattutto modo per partecipare agli altri la loro importanza per noi. È nata così l’idea del pranzo al sacco, da condividere anche con chi non avesse niente da portare. A partire dal 27 febbraio, tutti martedì di Quaresima, la sala parrocchiale è diventata il nostro refettorio dove consumare il “prandium” preparato a casa con amore ed attenzione. E’ stato bellissimo, apparecchiare, preparare i tavoli, e gustare poi le portate cucinate da noi, insieme anche ai commensali giunti per caso. Sono sicura che questo approccio possa diventare un incontro tra chi dà e chi riceve nello spirito della solidarietà cristiana da ripetersi con maggiore frequenza.
Anna D.T. IL SENSO (CAMMINO) La proposta del “PRANZO (al
sacco) CONDIVISO”, aperto anche a chi in quel momento passava per la strada è
partita con un po' di scetticismo perché già la Caritas Diocesana, non molto
distante come sede, opera in tale direzione. A me, invece, è parso un invito
per riconoscermi appartenente ad una comunità cristiana che cerchi di vivere
nel nome di Cristo, realizzando una convivenza, un clima ed un ritmo umano
diverso dal solito, capace di colpire chi l'osserva come qualcosa di nuovo,
di strano, di sconvolgente. Quelli che hanno aderito, hanno
dimostrato una disponibilità ed una amicizia che non vorremmo andassero
perse. Perché scopriamo che non solo stiamo insieme per impotenza e
solitudine generate da momenti di prova intensa, che porterebbero ad
appoggiarsi su trame precarie ed illusorie che sembrano agguati più che
tracce per un cammino vero e reale. Ma soprattutto perché,
consapevoli dei nostri limiti e tradimenti, siamo anche sicuri della grazia
che ci viene donata e rinnovata ogni giorno, per cui il senso della vita di
ognuno è Cristo e il cammino verso la Verità passa attraverso un'esperienza.
Il «noi» diventa pienezza dell' «io». La comunità cristiana intesa
così, inesorabilmente crea una nuova civiltà.“Cristo non toglie nulla,
dona tutto”. Gabriella
S.V.
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POESIA quel tempo di tua vita fugace, quando gaio e festoso muovevi i primi passi su questa cruda terra? Strappato con violenza dal tuo nido felice torturato nel pianto fino alla morte… Mio Dio, perché non vedi? Buon Dio, perché non senti il pianto straziante e le grida dei bimbi rapiti e torturati, dei bimbi violentati, innocenti profanati; sorrisi spenti dall’odio della guerra e della fame, impediti perfino di nascere? Perché Caino uccide ancora? Tu che tutto puoi, perché? Perché non alzi la tua mano? Perché tanto silenzio? Nel tremendo silenzio di Dio si leva pietosa la voce di Cristo innocente che implora morendo: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno. Giovanni Vannoni |
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